Progetto Sportello

Tutti i soci dell’Associazione hanno lavorato e/o lavorano tutt’ora come operatori del “Progetto Sportello: una porta aperta in un mondo di porte chiuse”, attivo dal 2012 presso il Ser.D.  della Casa Circondariale di Rebibbia Nuovo Complesso. L’obiettivo di tale progetto, è quello di modulare un nuovo modello d’intervento che si strutturi sull’analisi della domanda. Tramite l’accessibilità diretta dell’utenza allo spazio dedicato dal Servizio stesso all’interno dei reparti penitenziari, infatti, il progetto opera al fine di garantire i LEA e il diritto alla salute dei cittadini detenuti secondo quanto previsto dal DPCM 1/04/2008.

Infatti, la modalità di accesso ai servizi offerti agli utenti detenuti, attraverso un modulo prestampato dove il cittadino detenuto formula per iscritto la sua richiesta (la “domandina”), ha evidenziato diverse criticità:

  • L’impossibilità di entrare in contatto diretto con l’utente e di decodificare la sua richiesta attraverso un’analisi della domanda;
  • I tempi di arrivo della “domandina” al servizio, che risentono delle procedure interne e dei vari passaggi burocratici che questi determinano, portando, dunque, a dei tempi di arrivo al servizio spesso non compatibili con la richiesta stessa dell’utente.

Come Progetto Sportello, abbiamo costruito con la Direzione dell’Istituto Penitenziario di Rebibbia Nuovo Complesso, un canale di interazione che potesse determinare una modalità di intervento che partisse proprio da tali criticità. Come primo passaggio è stato identificato un luogo fisico intra-murario, fuori dai reparti detentivi, dove poter svolgere il nostro intervento e che, ad oggi, è diventato nella percezione della popolazione detenuta “la stanza del Ser.D.”. La presenza costante degli operatori in servizio ha dato luogo ad uno spazio in cui si possa interagire direttamente, sia con quegli utenti detenuti che possono spostarsi nel perimetro intra-murario, sia, attraverso la linea telefonica, con la Direzione, la Polizia Penitenziaria, l’Area Educativa, il Volontariato e le strutture terapeutiche del territorio, per ricevere segnalazioni di intervento. Questa stanza è diventata, quindi, “una porta aperta” in un contesto in cui tutte le porte sono solitamente chiuse.